DOMENICA 07 GIUGNO 2020 - SANTISSIMA TRINITA'
MISTERO D'AMORE PER LA SALVEZZA DEL MONDO
Tu ci offri una possibilità inaudita che possiamo accettare o rifiutare. L’avventura che ci proponi,
Gesù, non è priva di rischi, di fatiche, ma ci permette di partecipare alla tua stessa vita, la vita di Dio.
Non siamo più vittime di illusioni e di chimere, di promesse magiche e impossibili. Tu strappi la nostra
esistenza a tutto quello che la impoverisce, la umilia, la usura, la sminuisce e ci fai attingere ad una
sorgente inesauribile di autentica vitalità e pienezza.
Tu ci fai avvertire la gioia di poter contare sempre sull’amore di un Padre, la cui tenerezza e misericordia
sono senza limiti. Tu infondi in noi la fiducia dei figli, che scoprono la bellezza di riconoscersi fratelli.
Tu rendi ardenti i nostri cuori accesi dal fuoco dello Spirito e per questo capaci di un’audacia nuova nel
cercare la verità, nel perseguire la giustizia, nel praticare la solidarietà.
Così, attraverso di te, il Crocifisso Risorto, noi entriamo nella comunione che ti lega al Padre e allo Spirito,
nel rapporto di amore che profuma di eternità. Così nulla può ormai strapparci a questa relazione che apre
la nostra povera vita alla gioia di Dio, al suo oceano infinito di pace.
Roberto Laurita
Mistero d'Amore per la salvezza del mondo
Dopo le feste pasquali e la solennità di Pentecoste il Tempo ordinario inizia ponendo al centro il mistero cristiano:
l’amore eterno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La liturgia della Parola di oggi ne sottolinea alcuni aspetti.
La prima lettura presenta un Dio che non si stanca mai e sempre di nuovo ricuce l’alleanza distrutta dalla disobbedienza
del peccato. Quando l’uomo si lascia ingannare, Dio cerca di riproporgli il suo amore. Dio esce dalla sua nube e parla
nuovamente con il suo popolo attraverso Mosè: misericordia e pietà sono le sue credenziali.
Per questo, nella seconda lettura, la chiesa, secondo l’invito dell’apostolo Paolo alla comunità di Corinto, deve vivere il
bene più prezioso che gli è stato versato in grembo: la presenza del Signore risorto. La sua grazia e la sua pace possono
abitare dentro la chiesa viva. Chi vive di lui e con lui è davvero in pace.
Infine, nel brano del vangelo di Giovanni viene tratteggiato il volto del Padre così com’è presentato da Gesù. Dio è colui
che non perde nessuno dei suoi figli, va a cercarli, vuole che si salvino attraverso di lui. Gesù ci tiene legati a sé e, nel
contempo, ci riporta a quell’amore del Padre senza il quale non possiamo vivere.
Credere o non credere non stanno sullo stesso piano. Credere, per Gesù, significa avere la vita. Lasciare Dio significa morire.
Lo Spirito dell’amore può riportarci, ogni volta, in quella casa nella quale sono sempre a disposizione dell’uomo la grazia della
salvezza, il perdono dei peccati e l’abbraccio del Padre.
I vostri Sacerdoti