Proseguendo nel nostro cammino, questa sera ci siamo soffermati sul vizio dell'accidia che vuol dire anche negligenza, indifferenza e pigrizia. La pigrizia e' la paura di andare oltre, la paura di essere emarginati dal gruppo, o dalle persone care e sentirsi da loro giudicati, la paura del rischio, di lasciare le comodità e sicurezze per l'essenzialità.E' avere la mentalità dell'ortolano o del fariseo soddisfatti del loro orticello, e preoccupati solo se qualcuno viene a calpestare le aiuole.
L'accidia e' capace di addormentarci, di spingerci a non renderci conto di ciò che sta succedendo soprattutto nella nostra vita spirituale, ci allontana dalla preghiera, dalla lettura della Parola, da Dio che viene messo da una parte, il prossimo non ci interessa e si pensa solo a noi stessi. Posiamo cosi' perdere vitalità , forza d'animo, abbandonandoci alla depressione. La società dei consumi, l'Italia delle mazzette, dei guadagni facili, del tutto comodo e abbondante, non e' certo fatta per educare individui forti, volenterosi e costanti.
Il secondo aspetto che abbiamo analizzato e' l'attaccamento come effetto esagerato che ci lega a cose e persone creando un vincolo che ci toglie la libertà di essere noi stessi e di seguire Gesù. Rimaniamo insoddisfatti, bisognosi e sempre alla ricerca di ciò che ci manca.
Attaccamento e' trascinarci dietro croci inutili e cose che ci appesantiscono, quanto cose inutili rendono faticosa la nostra giornata! Il pellegrino porta solamente uno zaino con le cose essenziali. Attaccamento e' incapacità di silenzio e solitudine. Non la solitudine negativa, segnata dall'isolamento, dall'incapacità di comunicare con gli altri, ma la solitudine positiva, che e' la capacità di stare soli con noi stessi e con Dio.
Prima di concludere l'incontro per lasciare spazio anche alla condivisione di un dolce, abbiamo letto insieme la preghiera qui sotto che potere trovare aprendo il link.
